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bankBerühmte Persönlichkeiten aus Cividale

Adelaide Ristori

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Nel 2006 a Cividale del Friuli è stato festeggiato il centesimo anniversario della morte della “grande tragica” Adelaide Ristori, nata il 29 gennaio 1822 a Cividale del Friuli e deceduta a Roma l’8 ottobre 1906.

Adelaide è nata “per caso” a Cividale, la sua famiglia infatti nel gennaio del 1822 recitava al Teatro Sociale, che aveva solo sette anni di vita e ospitava la modesta compagnia di Antonio Cavicchi per le recite del Carnevale, le quali, per attribuzione popolare, iniziavano il 6 gennaio a conclusione della Messa dello Spadone. Alle due di notte, nella contrada S. Tommaso (attuale via Ristori), nella locanda al civico numero 284 venne alla luce Adelaide Gaetana Ristori, battezzata dal parroco Niccolò Tiossi due giorni dopo, il 31 gennaio, nella vicina chiesa di S.Silvestro (oggi S. Silvestro e Valentino). Nessuno certo dei presenti poteva immaginare che sulla facciata di quella locanda tanti anni dopo sarebbe stata murata una lapide sulla quale, tra l’altro, si legge: …Gloria del Teatro Italiano…” e che la Ristori sarebbe stata collocata nella triade delle grandi attrici del secolo scorso, accanto a Carlotta Marchionni (1796-1861) e Eleonora Duse (1858-1924).

La sua carriera iniziò sin da bambina nei ruoli di servetta assoluta o dell’ingenua per arrivare a recitare con la maggior compagnia primaria e stabile dell’epoca: la Reale Sarda di Torino. Passò velocemente a prima attrice e si sposò col marchese Giuliano Capranica del Grillo. Da grande professionista restrinse il suo repertorio a personaggi regali: Medea di Legouvè, Elisabetta Regina d’Inghilterra di Giacometti, Maria Stuarda di Schiller, Lady Machbet di Shakespeare, Mirra di Alfieri, Fedra di Racine, facendosi disegnare e cucire gli abiti e le scarpe dai migliori sarti italiani e francesi esclusivamente per lei. L’acclamata regina del palcoscenico ricevette in occasione del suo 80° compleanno l’omaggio in casa propria del Re d’Italia Vittorio Emanuele III. Frequentava Cavour e i Savoia. Fu la prima attrice a recitare in America. Girando tutto il mondo, recitò in inglese, francese, spagnolo e portoghese. Si ritirò dalle scene nel 1886, diventando dama di corte della Regina Margherita.

La Città di Cividale ha commemorato l’attrice con un discorso del cav.prof. Tommaso Pasetti la sera del 9 novembre 1906 nel Teatro Sociale “Ristori” e il 13 novembre 1972, 150° anniversario della nascita, con una pubblica conferenza a cura del saggista della Rai, Leonardo Bragaglia. Il 2006 è stato per la Città “L’anno della Ristori” con un Convegno di cui sono stati pubblicati gli Atti ed una grande mostra sui costumi di scena.
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Alessandro De Stefani

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Forse pochi friulani sapranno chi è Alessandro De Stefani, uno dei maggiori commediografi italiani del Novecento: eppure è un loro conterraneo, essendo nato a Cividale il Primo gennaio del 1891. Di lui Pirandello disse che era “la più brillante speranza del Teatro italiano” ed infatti la sua compagnia e cioè il Teatro d’Arte portò al successo due lavori del Nostro: rispettivamente Il calzolaio di Messina, rappresentato a Roma per la prima volta l’11 aprile 1925 e I pazzi sulla montagna, andato in scena a Firenze nel 1927.

Il commediografo, nato dal matrimonio di Attilio con Giustina Marini, dopo aver conseguito la laurea in giurisprudenza, più per volontà paterna che per propria convinzione, intraprese abbastanza presto l’attività di drammaturgo, scrivendo l’operetta in tre atti Addio giovinezza musicata da Giuseppe Pietri e poi rappresentata a Livorno nel 1915: nello stesso anno, a Milano, andava in scena il suo primo testo, scritto assieme a Celso Salvini, allestito dalla compagnia Talli. A questo, nel corso degli anni, ne seguiranno oltre settanta, alcuni dei quali nella forma dell’atto unico. Importanti furono le compagnie che allestirono testi di De Stefani, da quella di Antonio Gandusio a quella di Sergio Tofano, passando per quelle di Gino Cervi, di Vittorio De Sica, di Paola Borboni, di Memo Benassi, tanto per fare dei nomi illustri.

Molti testi vennero allora pubblicati in importanti riviste, quali Il Dramma, Comoedia, Scenario. Ma De Stefani non fu soltanto un commediografo: scrisse pure dei romanzi (si ricordano Malati di passione del 1922, Il sentiero per la felicità del 1938 e Gente con me del 1956) ed anche alcuni libri “gialli”, genere che sperimentò tra i primi in Italia con notevole successo. Si dedicò pure al cinema, sia come critico – collaborò con alcuni giornali e principalmente con la radio dove fino al 1945 tenne una rubrica – sia come sceneggiatore per famosi registi quali Augusto Genina, Alessandro Blasetti, Camillo Mastrocinque, mentre in qualche caso realizzò direttamente come regista delle proprie sceneggiature, come per il film L’idiota del 1918.

Importante pure la sua attività di studioso, della quale ricordiamo i saggi La tragedia di Macbeth del 1922 e La tragedia di Coriolano di alcuni anni dopo, nonché quella di traduttore di opere inglesi, francesi ed ungheresi, per le quali ultime ottenne il titolo di Cavaliere d’Ungheria. Dopo la guerra si stabilì in Argentina, continuando l’attività nel cinema e tornando in Italia all’inizio degli anni Cinquanta. Morì a Roma il 12 maggio del 1970.
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Alessandro Mattioni

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Nato a Cividale del Friuli nel 1880, vi frequentò le scuole elementari e parte di quelle professionali, che terminò poi a Trieste. Non molto brillante come studente, aveva però una spiccata vocazione per il disegno e per la pittura. Al termine degli studi, si dedicò a lavori di intaglio ed intarsio del legno e a quelli in ferro battuto.

La passione per il volo si manifestò in lui fin da bambino; egli amava infatti costruire aquiloni di ogni forma e colore nelle ore disponibili dopo lo studio, consapevole di realizzare qualcosa di diverso e di più importante di un gioco di ragazzi.

Agli inizi del Novecento si era già arrivati al volo a motore con i fratelli Wright, i quali fecero prove sperimentali anche in Italia, a Roma, e Antonio Mattioni vi assistette con molto interesse. Partecipò anche alla manifestazione a Montichiari, in provincia di Brescia, dove vennero eseguiti voli in circuito; proprio qui Mattioni ebbe per la prima volta l’intuizione di poter realizzare un aereo dai principi rivoluzionari, utilizzando la potente scia d’aria e di flusso motore che negli aerei tradizionali ad elica libera veniva dispersa.

Da Trieste, dopo le esperienze vissute a Roma e a Brescia, tornò a casa in Friuli per dar vita a un modello di aereo che imbrigliasse quell’energia, ma si prefisse anche di recarsi in Inghilterra per studiare da vicino le tecniche aeree inglesi relativamente più avanzate.

Rientrando in Friuli dopo due anni di permanenza a Londra, si fermò a Milano dove poté acquistare altri materiali per costruire il “modello” dell’aereo. Modelli d’aereo, nel frattempo, ne aveva già costruiti negli anni 1900-1905.

Giunto a casa dei genitori, si mise subito al lavoro nell’officina del nonno. Il modello gli riuscì ottimamente, ma dovettero trascorrere circa dodici, tredici anni prima che Mattioni realizzasse la sua “botte volante” e la facesse volare al Campo di Marte di Firenze, città dove viveva dal 1914 per motivi di lavoro.

Nella costruzione di questo aereo (al quale i fiorentini diedero l’appellativo di “botte volante”), considerato poi il prototipo precursore del moderno apparecchio a reazione, Mattioni diede fondo a tutte le proprie risorse economiche.

L’aereo, completato di ali monoplane, di carrello, di cabina di pilotaggio e degli organi di stabilizzazione, anche se costruttivamente non poteva ritenersi perfetto, riuniva tutte le caratteristiche fondamentali atte a realizzare i principi della propulsione a reazione.

A sperimentare il comportamento in volo della nuova macchina alata si accinse il popolare ed abilissimo pilota Vasco Magrini che più volte prese posto nel corto e fragile abitacolo e s’involò nel cielo di Firenze. Le prove diedero dei risultati veramente sorprendenti e superarono le più ottimistiche previsioni.

Intanto Mattioni provvedeva, sia in Italia che in alcune nazioni europee, a proteggere la sua mirabile invenzione con i relativi brevetti, attendendo un riconoscimento ufficiale e la concessione di adeguati aiuti finanziari per procedere alla costruzione di un altro più perfezionato apparecchio. Ma tutte le speranze sfumarono e soltanto nel 1950 venne riconosciuto dal Ministero della Difesa-Aeronautica “benemerito apportatore di notevole contributo tecnico-scientifico per il progresso aeronautico”.

Tratto dalla Biografia di Antonio Mattioni: "E la “botte” volò" di Nello Mattioni e Vanni Zuliani, edito dalle Grafiche Fulvio – Udine
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Paolo Diacono

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Paolo Diacono - Storico (Cividale del Friuli tra il 720 e il 724 - Montecassino 799 circa). Di nobile famiglia longobarda, monaco dapprima nel convento di Civate presso Como, poi di Montecassino (forse dal momento in cui entrò in quel monastero il re Rachis), ben visto e ben voluto dai re longobardi; dopo la caduta del regno longobardo entrò in contatto con Carlomagno per ottenere la liberazione di un suo fratello, reo di ribellione. Visse poi alla corte franca, e ritornò a Montecassino verso il 786. Autore di una Historia romana (forse prima del 774), rifacimento e continuazione di Eutropio, e dei Gesta episcoporum Mettensium, modello delle cronache vescovili posteriori.

Il suo nome è però legato soprattutto alla Historia Langobardorum, racconto vivo della storia del suo popolo, scritto con un calore e una freschezza che raggiungono spesso altezza epica, e che è la maggior fonte per la conoscenza di quell'epoca; per quest'opera, Paolo Diacono attinse quasi certamente a tradizioni orali e, forse, a una perduta opera storica di Secondo di Trento (Secondo di Non). L'Historia Langobardorum si arresta al periodo antecedente la catastrofe del regno di Desiderio. P. D. riassunse il compendio del De verborum significatione di Verrio Flacco, dovuto a Sesto Pompeo Festo: data l'infelice lacunosità della tradizione manoscritta di Festo, il compendio di P.D. è di grande importanza per la conoscenza dell'opera di Verrio Flacco.
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Vittorio Podrecca

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Vittorio Podrecca è uno dei più famosi marionettisti italiani. Nacque a Cividale del Friuli nel 1883 e nel 1914 fondò a Roma la compagnia di marionette I Piccoli (della quale fu contemporaneamente impresario e direttore) che ben presto, grazie alle numerosissime tournée all'estero, divenne celebre in tutto il mondo.
Il suo teatro, che arrivò a contare fino a mille marionette, portò sulla scena, di volta in volta, brevi opere musicali fatte talora appositamente, riduzioni liriche o in prosa, favole, caricature e bozzetti folcloristici italiani e stranieri, in una cornice scenica che si avvaleva di pittori divenuti poi notissimi.
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